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venerdì 22 aprile 2011

Cavolo!

Ma come! Ma se me lo volevo sposare io...




  Un po' di Gossip...


Francesco Guccini si è sposato nel tardo pomeriggio a Mondolfo, nel pesarese. Perfino lui, che ha svicolato a lungo. A 71 anni con la 43enne Raffaella Zuccari, la compagna di tanti anni di vita insieme. La cerimonia è alle 18 nella sala della giunta del Comune del paese d'origine della sposa, la celebra il sindaco della cittadina Pietro Cavallo.

Il cantautore modenese è arrivato con largo anticipo, accompagnato dal fratello della sposa, il giornalista Jacopo Zuccari, e visto l'assembramento di fotografi è entrato in municipio passando per un ingresso laterale. Alla vista della folla Guccini si è po' contrariato, tant'è che a un fotografo che lo ha salutato con un «Buona sera maestro!», il cantautore ha risposto: «Buona sera un paio di palle!». Il musicista indossava pantaloni blu scuro e un giubbino grigio fumo con una camicia blu a righe sottili arancioni. La cerimonia si è svolta tra pochi intimi. Alla sposa il Comune ha donato un bouquet di fiori e a Guccini una pergamena con la poesia «Sei tu» di Paolo Coelho. Il cantautore, un po' teso prima della cerimonia, si è rilassato col passare dei minuti, tanto che alla fine ha scherzato e rivolgendosi alla moglie le ha detto: «Scendi da sola le scale e dì che ti ho lasciato sola all'altare!». Invece i due hanno preso l'ascensore cercando di evitare di nuovo i fotografi e si sono allontanati per un'uscita secondaria a bordo di un'auto.


Il cantautore, nonché romanziere, con il passo di oggi arriva alle sue seconde nozze. Da Fazio a "Che tempo che fa" glissò, parlò di un'improbabile caso di omonima (e il conduttore stette al gioco fingendo che così fosse). Nel brano "Il sociale e l'antisociale" il personaggio si dichiarava "contro il matrimonio", ma far combaciare una storia o un testo con il suo autore è mistificante o ingenuo.


Raffaella Zuccari è figlia del medico e pediatra di Mondolfo. Dottoressa in letteratura italiana all' Università di Bologna, insegna alla scuola media a Porretta e sta con Guccini da anni. Data la riservatezza dell'artista, magari potrebbe perfino essere  che la notizia del matrimonio (che dalle indiscrezioni dei mesi precedenti sembrava si sposasse d'estate) sia un depistaggio. Ma non lo è. Guccini concede il bis matrimoniale.



Tanti auguri grande Maestrone!

mercoledì 20 aprile 2011

sabato 12 marzo 2011

Jishin





Quella calma «disumana»

del popolo dei manga

le reazioni della popolazione al dramma




File davanti a un negozio dopo il terremoto (Reuters)

File davanti a un negozio dopo il terremoto (Reuters)
Cronaca di una reazione annunciata. Di fronte a immagini catastrofiche che sembrano uscire dal capolavoro d'animazione di Hayao Miyazaki, Nausicaä della Valle del Vento, non è facile capire come sia possibile non farsi prendere dal panico, non lasciarsi andare alla disperazione più totale, non sentirsi completamente persi. La risposta è semplice: essere preparati. Una preparazione che ovviamente è innanzi tutto di tipo concreto. Per i giapponesi ogni cosa deve essere programmata alla perfezione. Così scuole, uffici, stazioni, ospedali: tutti i luoghi pubblici hanno dei piani di evacuazione ben collaudati che vengono testati periodicamente.

Ogni anno, ad esempio, nell'università in cui insegno - Waseda - si svolgono le «prove generali» di un'evacuazione. Gli altoparlanti ci avvisano che dobbiamo lasciare l'edificio e così, docenti e studenti insieme, scendiamo tutti in fila le scale fino al piano terra per poi incamminarci con calma fino al punto di ritrovo prestabilito. Una «camminata» di un paio di chilometri molto importante per imparare a conoscere il tragitto che si deve percorrere in caso di emergenza. Usando sempre la metropolitana o altri mezzi pubblici, infatti, non è sempre detto che lo si sappia raggiungere anche a piedi.

 




(Ansa)

(Ansa)
Anche gli inquilini di qualsiasi abitazione privata sanno bene cosa fare durante il sisma e nei momenti immediatamente successivi. Nascondersi sotto il tavolo, se possibile scappare in bagno (l'ambiente di solito più resistente della casa in quanto compatto), ripararsi la testa con la prima cosa rigida a portata di mano, spegnere subito i fornelli e mettersi le scarpe se scalzi (ci si potrebbe tagliare con i vetri). Importante poi è fare in modo che la porta d'ingresso resti bene aperta perché, se una successiva scossa di assestamento dovesse bloccarla, sarebbe poi difficile scappare. Banalità? Provate a trovarvi sotto un soffitto pronto a crollare senza sapere che fare...



Una volta che la situazione è sotto controllo, si inforca lo zainetto delle emergenze (che si tiene sempre pronto), ci si infila l'elmetto e ci si dirige verso il punto di aggregazione prestabilito in attesa di ulteriori istruzioni. La preparazione psicologica, però, è quella che gioca il ruolo più importante, quella che forse caratterizza principalmente il popolo giapponese. Vivendo in questa parte del mondo, volenti o nolenti, ci si abitua presto a esorcizzare lo jishin (il grande terremoto) anche attraverso battute di spirito, un modo tutto sommato efficace per imparare a familiarizzare con il proprio destino, per diventare fatalisti.

 




Attese in stazione (Ansa)

Attese in stazione (Ansa)
Non deve stupire, perciò, la calma mostrata in Giappone di fronte al disastro. Il controllo delle emozioni è un tipo di esercizio psicofisico a cui i giapponesi vengono abituati sin da piccoli. Mostrare in pubblico eccessi di tristezza, ma anche di gioia, viene considerato come un segno di debolezza imbarazzante. Chiunque abbia visto un incontro di sumo, ad esempio, sa bene che né al lottatore vincitore né a quello perdente, viene concesso un sorriso o un'espressione di tristezza. Ma anche capolavori della letteratura come La pioggia nera, di Masuji Ibuse, rendono l'idea: resoconto del disastro atomico di Hiroshima, il romanzo narra con distacco diaristico la Catastrofe umana per eccellenza: ai nostri occhi, un esercizio impossibile.
 



Dunque, per quanto agli occhi di un occidentale la reazione di queste ore del popolo giapponese possa sembrare fredda, quasi disumana, quando milioni e milioni di persone sono costrette ad abitare in un contesto relativamente angusto in cui la natura spesso sprigiona tutta la sua forza distruttrice, il controllo delle proprie emozioni, unito a una certa capacità di astrazione, è davvero l'unica maniera per riuscire a sopravvivere. Il grande senso di appartenenza alla collettività è un altro degli elementi fondamentali da tenere in considerazione. In un Paese in cui l'identità nazionale si forma soprattutto attraverso il gruppo, piuttosto che il singolo, anche in situazioni di emergenza estrema è importante non uscire dai propri spazi, rispettare le regole. Soltanto così è possibile mantenere l'ordine sociale e conservare la propria identità. In questo, i samurai sono stati maestri: e il loro spirito, oltre che nei manga, sopravvive nel Dna del popolo del Sol Levante. Nelle prossime settimane di sicuro i giapponesi continueranno a fare quello che gli è stato insegnato, a cercare di controllare il proprio dolore, ad aiutarsi a vicenda rispettando le regole. Se così non fosse, il Paese cadrebbe nel caos più totale e la gente si sentirebbe ancora più disorientata, vittima di questo ennesimo assalto di un Godzilla risalito dalle viscere della terra. Questa nuova catastrofe metterà a dura prova tutti i manuali, le esercitazioni e le simulazioni fatte finora, ma di sicuro alla fine i giapponesi ne usciranno a testa alta, ulteriormente rafforzati, come del resto hanno sempre fatto in passato.

 

Alessandro G. Gerevini

*Professore Associato di Letteratura giapponese, Waseda University, Tokyo

12 marzo 2011



da qui

sabato 19 febbraio 2011

Per la serie

"se sei coglione, dillo!"

 

 

E' rimasto illeso il conducente di una Pagani Zonda nera che si è schiantata a 320 km/h sulla Genova-Ventimiglia dopo un testacoda.

Dopo aver superato altre auto il conducente della supercar ha sbattuto prima sul guard rail di destra, per poi cappottare e schiantarsi contro quello di sinistra.



Alla guida della fuoriserie c'era un giovane automobilista monegasco che è rimasto illeso a differenza dell'auto, del valore di più di un milione di Euro, che è andata distrutta.

L'incidente è avvenuto intorno alla mezzanotte di mercoledì all'altezza di Spotorno in direzione del confine francese. Sul posto è intervenuta la Polstrada che ha ritirato la patente al ragazzo. ( da BitCity)




E ora mi sa tanto che paparino ti comprerà una Panda...

lunedì 7 febbraio 2011

LOL

Da "Repubblica"

Da mesi niente sesso con la moglie

"Tutta colpa del gatto guardone"

A Milano un uomo porta il felino in tribunale: "Mi guarda e mi inibisce, è inquietante". La moglie: "E' lui che ha raggiunto la pace dei sensi". La sentenza: l'animale per tre mesi via dalla stanza da letto. Ma se poi si scopre che non è colpa sua...

MILANO - Sembra un soggetto ideale per una commedia all'italiana ma forse neanche Lando Buzzanca sarebbe arrivato a tanto. Mala tempora currunt per gli amici a quattro zampe. Mentre nella rigida Svizzera un povero barboncino viene condannato a morte perché la proprietaria non ha pagato la tassa sul possesso di animali domestici, nella vicina Milano un gatto viene trascinato in tribunale perché fa il guardone. E crea seri problemi al proprietario che, sentendosi osservato, non riesce a consumare come vorrebbe con la legittima consorte.



Protagonista della vicenda, un 66enne che vive nel capoluogo lombardo. Dice che da quattro mesi non riesce ad avere un rapporto sessuale "regolare" con la moglie quarantenne. Colpa del gatto voyeur, che durante le effusioni sta lì a guardare. "Mi mette ansia, è inquietante, mi inibisce", accusa. In effetti, scambiarsi tenerezze in presenta di terzi, sia pure il gatto di casa, può essere imbarazzante. Ancor più imbarazzante è il fatto che, però, il povero gatto sembra in realtà essere il capro espiatorio di ben altri problemi che l'uomo stenta ad ammettere. E che la moglie, invece, sintetizza con efficacia: "Mio marito si lamenta tanto, ma la verità è che ha raggiunto la pace dei sensi". Insomma, lui non ce la fa e dà la colpa al gatto. Almeno, così sostiene la signora.



Fatto sta che il povero felino è finito alla sbarra. Insieme alla donna. Davanti al "tribunale" dell'Aidaa,
 
l'Associazione italiana a difesa degli animali e dell'ambiente. Con l'uomo che li accusa entrambi di essere la causa delle sue scarse performance. E chiede che la donna lasci il gatto fuori dalla stanza da letto. Un complotto, insomma, ordito dal gatto e dalla consorte. Un'ignobile macchinazione ai danni del poveretto che invece assicura di essere perfettamente in grado di assolvere ai propri doveri coniugali. Se non fosse per quei due occhi scuri puntati addosso.



Moglie e marito alla fine sono cosi comparsi in udienza riservata davanti al tribunale dell'Aidaa di MIlano. Lui ha parlato di quegli sguardi indiscreti, definendo l'animale "un inquietante guardone". Lei, senza alcuna remora, ha ribadito: "E' lui che non ce la fa". E ha annunciato di non avere alcuna intenzione di allontanare il gatto dalla stanza da letto, nemmeno temporaneamente, visto che il felino da oltre cinque anni dorme con loro. E che non si può pensare che nelle notti d'inverno fa piacere avere quello scaldino sui piedi, mentre quando uno si vuole fare i propri comodi lo prende e lo sbatte in cucina. Sarebbe oltremodo scorretto.



Alla fine, il tribunale ha optato per una soluzione salomonica e transitoria. Nel dispositivo di conciliazione è stato stabilito che il gatto dovrà restare fuori dalla camera da letto per tre mesi, per permettere di valutare se sia davvero lui la causa dell'improvvisa impotenza dell'uomo o se sia dovuta ad altri fattori. Se in questi mesi non sarà provato, oltre ogni dubbio, che il blocco sessuale dell'uomo è dovuto allo sguardo del gatto, allora quest'ultimo sarà riammesso al talamo. E l'uomo dovrà sottoporsi alle visite mediche del caso. O restare in cucina, a mangiare croccantini.

(07 febbraio 2011)